Before you speak: THINK
T – Is it True? ( È vero?)
H – Is it Helpful? (È utile?)
I – Is it Inspiring? (È ispirante?)
N – Is it Necessary? (È necessario?)
K – Is it Kind (È gentile?)
Questa semplice sigla – THINK – potrebbe essere un utile promemoria da appendere in casa, nelle scuole, nei luoghi pubblici. Un antidoto alla crescente aggressività verbale, alla mancanza di gentilezza e al diffondersi del linguaggio d’odio. Ci aiuterebbe a riportare più rispetto, più attenzione e più gentilezza nella nostra comunicazione quotidiana.
A settembre 2023, la Sala del Parlamento lituano ha ospitato una conferenza internazionale dedicata alla salute mentale dei giovani, con focus su depressione e dipendenze(International Conference: Suicide and Addiction Among Young People: Challenges and Solutions, 18–19 Settembre 2023)
Per un intero pomeriggio, psichiatri, psicologi ed educatori hanno sottolineato l’urgenza di coinvolgere in modo attivo scuole, famiglie e media nella costruzione di un nuovo approccio educativo, centrato sull’ascolto, la presenza e la responsabilità.
Spesso si pensa che trovare soluzioni sia difficile.
Ma se vogliamo davvero aiutare bambini e ragazzi, dobbiamo imparare modi nuovi di stare in relazione, fare spazio a una comunicazione più umana, assumerci la responsabilità delle nostre scelte educative. Essere genitori oggi è una sfida. Le vecchie regole non bastano più.
Nel suo libro Żyj lepiej (Vivi meglio), Ewa Woydyłło sottolinea un concetto fondamentale:
“Non possiamo cambiare gli altri, ma possiamo cambiare noi stessi. E spesso, questo basta per cambiare l’atmosfera intorno a noi.”
In questo senso, la responsabilità educativa è anche un percorso di crescita personale significa anche cambiare noi stessi: imparare, disimparare, rimettere in discussione abitudini dannose.
Quando impariamo a guardare i nostri figli con più comprensione, quando smettiamo di criticarli per ogni errore e iniziamo a vedere ciò che fanno bene, qualcosa cambia. In loro, ma anche in noi
Per troppo tempo abbiamo pensato che l’educazione passasse dal “punire per correggere”. Ma oggi sappiamo che non è così. Punizioni, urla, umiliazioni possono lasciare ferite profonde.
Molto più efficaci sono gli incoraggiamenti sinceri, i piccoli riconoscimenti, l’attenzione a ciò che funziona. È la base della pedagogia positiva. E funziona, davvero. Migliora l’umore dei bambini, li aiuta a crescere più sicuri, crea relazioni più serene a scuola e in famiglia.
Educare meglio È un percorso di crescita personale che arricchisce anche le altre sfere della vita. Quando un adulto impara a relazionarsi meglio, diffonde un’energia positiva che contagia chi gli è vicino — a partire proprio dai figli.
Promuovere la genitorialità proattiva e una scuola amichevole e responsabile non è solo un’idea educativa: può essere la risposta concreta alle sfide più difficili del nostro tempo.
È una strategia win-win: non ci sono perdenti, tutti ne traggono beneficio. È questa la direzione da prendere se vogliamo davvero costruire comunità più sane, scuole più umane e famiglie più solide.
Cambiare modo di educare significa anche crescere come persone. E quando un adulto cambia in meglio, questo ha un effetto a catena: anche chi gli sta vicino inizia a stare meglio. Una specie di contagio positivo.Essere genitori oggi significa assumersi la responsabilità della relazione educativa con i figli, sviluppando competenze genitoriali aggiornate ed efficaci. Tra queste:
- Rafforzare l’autostima dei figli, valorizzando ciò che fanno bene, invece di focalizzarsi sugli errori.
- Sottolineare i punti di forza e il potenziale, anche nei momenti di difficoltà.
- Evitare la critica distruttiva, che alimenta insicurezza e scoraggiamento
Cambiare si può, e il cambiamento parte da noi adulti.
Diffondere l’educazione alla genitorialità proattiva e formare insegnanti più consapevoli non è solo un investimento nei bambini – è un investimento in una società più sana, più empatica, più stabile.
E c’è di più: quando un adulto cambia in meglio, questa trasformazione si irradia. I bambini lo percepiscono, e spesso rispondono con apertura, fiducia, desiderio di collaborazione. È un circolo virtuoso che fa bene a tutti.
libro Żyj lepiej (Vivi meglio), Ewa Woydyłło.